L'UNIVERSITÀ
è comunità
Costruiamo insieme un nuovo percorso di sviluppo della nostra Università degli Studi di Sassari
Care Colleghe e cari Colleghi – docenti, personale amministrativo, bibliotecarie e bibliotecari, tecnici, collaboratrici e collaboratori esperti linguistici –, gentili Studentesse e Studenti,
desidero rivolgere a tutte e a tutti un ringraziamento profondo per la fiducia che avete voluto accordarmi.
L’elezione a Rettore della nostra Università rappresenta per me un onore grande e, insieme, una responsabilità che avverto in tutta la sua importanza. Non la considero un punto di arrivo, ma l’inizio di un cammino da compiere insieme, con senso delle istituzioni, spirito di servizio e piena consapevolezza del valore della comunità che siamo chiamati a custodire e a far crescere.
So bene che le sfide che ci attendono sono impegnative e che sarà necessario un lavoro comune, paziente e determinato. Un rettore può orientare, assumere decisioni, rappresentare l’istituzione, ma la qualità di un Ateneo dipende anche dalla fiducia reciproca, dalla collaborazione quotidiana, dalla capacità di ciascuno di sentirsi parte di un destino comune.
A tutte e a tutti chiedo, fin da ora, di accompagnare questa nuova stagione con spirito costruttivo e senso di responsabilità. Da parte mia, assicuro ascolto, impegno costante e lealtà istituzionale. Lavorerò per essere il Rettore dell’intera comunità universitaria, consapevole che solo insieme potremo rendere la nostra Università più forte, più giusta, più autorevole e più vicina alle persone.
Vi ringrazio ancora, sinceramente, per la fiducia, la partecipazione e il senso di appartenenza dimostrati.
Con viva gratitudine e con i più cordiali saluti,
Omar Chessa
Perché mi candido
Una responsabilità verso
la nostra comunità
Mi candido per contribuire alla crescita dell’Università di Sassari, convinto che ricerca, formazione e innovazione siano strumenti fondamentali per lo sviluppo della Sardegna. Credo in un Ateneo più forte, aperto al territorio e capace di affrontare con coraggio le sfide del futuro.
Comunità Universitaria
Migliorare le condizioni di studenti e personale, promuovendo partecipazione e crescita.
Autonomia e Programmazione
Potenziare autonomia e gestione condivisa con una visione strategica di lungo periodo.
Innovazione della ricerca
Investire in ricerca, didattica e tecnologia per rendere l’Ateneo più competitivo.
Sviluppo della Sardegna
Rafforzare il legame con istituzioni e imprese per sostenere lo sviluppo dell’isola.
Care Colleghe e cari Colleghi – docenti, amministrativi, bibliotecarie e bibliotecari, tecnici, collaboratrici e collaboratori esperti linguistici – gentili Studentesse e Studenti, ho il piacere di comunicarVi che qualche giorno fa ho formalizzato la mia candidatura alla carica di rettore dell’Università di Sassari.
La decisione di candidarmi alla guida del nostro Ateneo nasce da una convinzione, semplice da enunciare ma assai più impegnativa da tradurre in pratica: l’Università di Sassari ha bisogno, anzitutto, di tornare a pensarsi e a riconoscersi come comunità. Non basta, infatti, condividere la medesima istituzione; occorre avvertire che le sue sorti riguardano ciascuno di noi e che ciascuno, secondo le proprie responsabilità, può concorrere a determinarle. Si tratta di ricostruire fiducia, coesione e senso di appartenenza, perché sia nuovamente possibile essere orgogliosi del nostro Ateneo: senza enfasi, ma con piena consapevolezza del suo valore e delle sue potenzialità.
Un programma credibile non può, tuttavia, occultare la realtà dietro il velo di promesse facili, formule rassicuranti o generiche dichiarazioni d’intenti. La condizione nella quale ci troviamo impone, al contrario, un esercizio di verità. Il calo demografico riduce progressivamente la platea studentesca e le proiezioni disponibili destano seria preoccupazione; le risorse pubbliche non crescono in misura corrispondente ai bisogni; si intensifica la concorrenza delle università telematiche e degli atenei sostenuti da rilevanti capitali privati; la proliferazione normativa e la pressione degli adempimenti amministrativi sottraggono energie alla didattica e alla ricerca; i carichi di lavoro sono spesso difficilmente sostenibili; le prospettive delle generazioni più giovani restano incerte; i processi decisionali si prolungano non di rado oltre ogni ragionevole misura. Non è un elenco di doglianze. È il quadro di realtà dal quale occorre muovere, perché soltanto la corretta individuazione dei problemi consente di predisporre risposte adeguate.
Proprio le fasi di maggiore difficoltà, del resto, possono aprire spazi di innovazione che sarebbe miope non cogliere. La trasformazione indotta dall’intelligenza artificiale sta modificando in profondità il modo di produrre e trasmettere conoscenza, di organizzare il lavoro e di amministrare istituzioni complesse. Sarebbe egualmente sbagliato abbandonarsi a un entusiasmo acritico o rifugiarsi in un rifiuto pregiudiziale. Il compito dell’Università è comprendere e governare il mutamento, non subirlo. L’intelligenza artificiale deve rimanere uno strumento al servizio delle finalità proprie dell’istituzione universitaria: la qualità della ricerca, la libertà dell’insegnamento, la formazione critica, l’efficienza delle procedure, la cooperazione scientifica nazionale e internazionale. La sfida, dunque, non è soltanto tecnologica. Investe la cultura, l’organizzazione e, in definitiva, l’identità stessa del nostro Ateneo.
C’è poi il terreno decisivo dei rapporti istituzionali. I legami dell’Università di Sassari con la Regione Autonoma della Sardegna, con la Città Metropolitana di Sassari, i comuni di Alghero, Nuoro, Olbia e Oristano, con la Fondazione di Sardegna e con gli altri enti e istituzioni del territorio costituiscono un patrimonio che deve essere consolidato e reso strutturale. Occorre passare dalla episodicità delle interlocuzioni alla continuità della programmazione, individuando obiettivi condivisi in materia di formazione, diritto allo studio, ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, promozione culturale, terza missione e sviluppo sostenibile. La cooperazione istituzionale, però, non significa subordinazione. Un più intenso sostegno finanziario e programmatorio della Regione può produrre risultati di grande rilievo, a condizione che sia preservata integralmente l’autonomia universitaria. Proprio qui sta il punto: l’Università non è una voce passiva del bilancio regionale, ma uno dei principali investimenti strategici della Sardegna; e può esserlo davvero soltanto se resta libera nella ricerca, nell’insegnamento e nell’esercizio delle proprie scelte fondamentali.
L’Università di Sassari è chiamata, in questo passaggio storico, ad assumere una responsabilità che oltrepassa i suoi stessi confini. Deve concorrere allo sviluppo della Sardegna, alla valorizzazione delle persone che vi abitano e alla costruzione di un modello di innovazione capace di tenere insieme memoria e futuro. La nostra Isola sperimenta già oggi, con particolare intensità, fenomeni destinati a investire in misura crescente molti altri territori: il declino demografico, gli effetti del cambiamento climatico, le trasformazioni della mobilità, le nuove esigenze dei sistemi sanitari. La condizione periferica non è un destino, né può diventare un alibi. Può essere convertita, al contrario, in un punto di osservazione avanzato, facendo dell’Ateneo un laboratorio di analisi e di sperimentazione di soluzioni suscettibili di assumere un valore più generale. Anche per questo dobbiamo essere protagonisti delle grandi sfide che riguardano la Sardegna e il Paese, a cominciare da quella dell’Einstein Telescope e fino all’internazionalizzazione.
Nessun progetto, tuttavia, può essere affidato all’iniziativa di una sola persona. L’idea del rettore come «uomo solo al comando» è non soltanto estranea alla natura dell’istituzione universitaria, ma anche inadeguata alla complessità dei problemi che dobbiamo affrontare. Il governo dell’Ateneo richiede collegialità effettiva, competenze diffuse, deleghe reali e responsabilità chiaramente definite, oltreché il massimo coinvolgimento del Senato, del CdA, dei Dipartimenti e degli altri organi di Ateneo, sia nelle decisioni fondamentali che in quelle ordinarie. Per questa ragione la mia candidatura si presenta insieme a una squadra plurale e competente: un gruppo aperto, che ha già lavorato alla definizione delle idee, del metodo e degli obiettivi del programma e che mette in relazione aree disciplinari, sensibilità ed esperienze generazionali differenti. La pluralità, quando è sorretta da una direzione condivisa, non è un fattore di debolezza, ma la prima risorsa di una comunità universitaria.
Non sottovaluto l’impegno né le difficoltà del compito. Posso però assicurare che metterò al servizio dell’Università tutte le mie energie, perché si rafforzino la coesione interna e l’autorevolezza esterna dell’Ateneo, si ricostruisca un autentico senso di appartenenza e si definisca una prospettiva di sviluppo insieme ambiziosa e realistica. Sono entrato in questa Università molti anni fa. Qui ho costruito il mio percorso umano e scientifico. Restituire oggi qualcosa alla comunità accademica che mi ha formato non è, per me, soltanto un’ambizione: è, prima ancora, un dovere.
Un saluto cordiale
Omar Chessa